LA GRANDE ABBUFFATA I partiti si beccano 136 milioni, Movimento 5 Stelle compreso Mentre si discute di taglio al finanziamento pubblico, i gruppi parlamentari hanno già ottenuto la prima tranche dei fondi 2013. Al M5S 7 milioni

Ai partiti 136 milioni 
(Beppe Grillo compreso)
Al M5S sette milioni 

 

Immagine di copertina

 I rimborsi ai partiti esistono ancora, anche se Enrico Letta vuole tagliare e controllare. Non vi preoccupate: a luglio sarà staccato il primo assegno per la prima rata a chi l’ha chiesto: tutti, tranne il Movimento Cinque Stelle. La torta di 91 milioni – tra spese per la campagna elettorale e finanziamenti ai gruppi – sarà divisa per porzioni più grosse.

E noi votiamo e ci facciamo governare da questi partiti falliti.. che oltre a non aver bilanci pubblici trasparenti.. non sono capaci di gestire milioni di euro..pubblici e privati.. essendo i partiti equiparabili ad aziende decotte.
Il taglio dei finanziamenti ai partiti è una
beffa che ci costa 300 milioni
Ai 230 milioni di fondi in vigore fino al 2016 vanno aggiunti
3 milioni per gli spot. Più l’affitto che diventa gratuito
Gabriele Cervi
Blogger senza scopo di lucro

 

 

 

PER VEDERE ED EVENTUALMENTE PERFIRMARE LA PETIZIONE DIGITA QUI-  PETIZIONE AL PARLAMENTO ITALIANO 


LA GRANDE ABBUFFATA

I partiti si beccano 136 milioni, Movimento 5 Stelle compreso

Mentre si discute di taglio al finanziamento pubblico, i gruppi parlamentari hanno già ottenuto la prima tranche dei fondi 2013. Al M5S 7 milioni

 

Altro che taglio: nelle casse dei partiti politici italiani nel 2013 finiranno almeno 136 milioni di euro, e a godersi quei soldi saranno tutti i protagonisti della vita politica, compreso Beppe Grillo. Il Movimento 5 Stelle infatti ha annunciato l’intenzione di rinunciare a 42 milioni di rimborsi elettorali nella legislatura, e quindi a 8,4 milioni di euro nel 2013. Quei rimborsi per altro non sono ancora stati versati a nessun partito, quindi al momento la rinuncia è soltanto verbale (avverrà: su questo M5S non ha mai barato). Però il movimento fondato da Grillo, come era già avvenuto in passato nei consigli regionali dell’Emilia Romagna e del Piemonte, ha già incassato la sua quota dei 42,34 milioni di euro arrivati ai partiti grazie ai gruppi parlamentari. Dai primi di maggio sono già arrivati infatti 25,4 milioni di euro deliberati dall’ufficio di presidenza della Camera e 16,9 milioni di euro deliberati dall’ufficio di presidenza del Senato. I due rami del Parlamento hanno infatti deciso di assegnare ai gruppi in questa legislatura circa 53,3 milioni di euro (32 alla Camera e 21,344 al Senato), e quei 42,34 milioni di euro sono la quota parte di questo primo anno di legislatura.

Cifre ballerine – Dai fondi per i gruppi parlamentari su base annua al Movimento 5 Stelle arriveranno quindi circa 7 milioni di euro. La cifra è ballerina perché dipende dalle defezioni dei dissidenti che staccandosi portano con sé la quota di finanziamento destinata normalmente a finire al gruppo misto e alle sue componenti. I 42,3 milioni già arrivati nelle casse dei gruppi parlamentari a pochissimo dall’inizio della legislatura sono a tutti gli effetti un finanziamento pubblico ai partiti. Vero che una quota (55%) è destinata a pagare gli stipendi del personale che viene assunto dai gruppi, e siccome una parte consistente deve provenire da elenchi del personale già assunto nelle precedenti legislature, proprio i parlamentari di Grillo hanno fatto grandi polemiche per questa clausola, cui si sono adattati solo in extremis.  Ma anche con questa finalizzazione di parte della somma, almeno 24 milioni di euro all’anno sono puro finanziamento pubblico ai partiti politici, che possono usare quei soldi sostanzialmente come vogliono, dovendo compilare uno scarnissimo (e ipoteticamente fantasiosissimo) rendiconto solo da quest’anno. Il sistema del finanziamento dei gruppi parlamentari italiani, anche se assolto da Grillo & Co, è stato duramente censurato dalla task force anticorruzione della Unione europea. Nell’ultimo rapporto di quel gruppo (Greco) sull’Italia si sollevavano criticità in gran parte ancora irrisolte anche dopo la nuova presentazione della legge sui finanziamenti ai partiti del governo  Letta. «I partiti», scriveva il rapporto, «non sarebbero tenuti a registrare nei propri documenti contabili le informazioni concernenti i soggetti giuridici ad essi collegati, direttamente o indirettamente, o che risultino, in un modo o nell’altro, sotto il loro controllo (ad esempio fondazioni o associazioni politiche). Analoghe problematiche si pongono anche con riferimento ai gruppi parlamentari collegati ai partiti (gruppi parlamentari all’interno delle Camere, Consigli regionali, provinciali e comunali)».

La task force europea – Gli ispettori della task force anticorruzione della Unione europea  sostenevano di avere «appreso che talvolta i gruppi parlamentari sostengono le spese per le attività del partito (consulenze, affitto di uffici e assunzione di personale di segreteria)» durante la loro inchiesta in Italia. Per questo motivo quei 42,3 milioni appena incassati sono considerati dall’Ue  un finanziamento diretto e pubblico dello Stato ai partiti, assai più dei rimborsi delle spese elettorali. Osservazioni spesso sventolate durante i dibattiti sui costi della politica, ma restate senza alcun seguito. 

Esattamente come la richiesta –  inesaudita anche dal governo guidato dal presidente del Consiglio   Enrico Letta –  di costringere come avviene in tutta Europa i partiti politici a presentare bilanci consolidati con tutte le entrate e le spese di sedi nazionali, regionali, provinciali e comunali e includendo i conti trasparenti delle fondazioni politiche di riferimento. Ma quell’Europa che si invoca a proposito e a sproposito su tutto, rende tutti i politici italiani – nessuno escluso – improvvisamente sordi quando si tratta di mettere il naso dentro affari e affarucci del partito, del movimento, dell’associazione o della fondazione di riferimento.

di Franco Bechi


I PARTITI E I SINDACATI VIVONO NON DI PANE PROPRIO MA GRAZIE A MILIONI DI EURO DI CONTRIBUTI PUBBLICI. QUESTI SOLDI VENGONO GESTITI SENZA REGOLE E SENZA TRASPARENZA.. LA PETIZIONE CHE HO LANCIATO PREVEDE INVECE UN CODICE ETICO CON NUOVE REGOLE.. SE VUOI ENTRA NEL LINK CHE SOTTO HO RIVERSATO PER VEDERE IL CONTENUTO DELLA PETIZIONE E SE LO TROVERAI AFFINE AI TUOI IDEALI LO PUOI CONDIVIDERE . PUOI ANCHE TRAMITE FACEBOOK A TUO NOME INFORMARE I TUOI AMICI ONLINE.. VEDI TU.

 

PER VEDERE ED EVENTUALMENTE PERFIRMARE LA PETIZIONE DIGITA QUI-  PETIZIONE AL PARLAMENTO ITALIANO 

 

   
E mentre la gente si dà fuoco perché non riesce a pagare il mutuo della casa,  mentre le famiglie italiane non riescono più a comprarsi un appartamento, lo scandalo delle case degli enti concesse ai vip risuona ancora più clamoroso

 Ecco dunque alcuni figli di che hanno ottenuto casa dagli enti o dalle assicurazioni con lo sconto:

–          Le figlie di Pierferdinando Casini

–          I figli di Clemente Mastella

–          Il figlio di Vincenzo Visco

–          La figlia di Pietro Ingrao

–          Il figlio di Andreotti

–          Il figlio di Cossiga

–          Il figlio di Cossutta

Altri figli celebri hanno ottenuto case degli enti in affitto (a tariffe agevolate):

–          Il figlio dell’ex prefetto di Milano Lombardi

–          Il figlio del segretario della Cisl Bonanni

–          La figlia dell’ex assessore alla Regione Lazio Stefano Cetica


LA GRANDE ABBUFFATA I partiti si beccano 136 milioni, Movimento 5 Stelle compreso Mentre si discute di taglio al finanziamento pubblico, i gruppi parlamentari hanno già ottenuto la prima tranche dei fondi 2013. Al M5S 7 milioniultima modifica: 2013-06-08T22:10:00+00:00da mobbing21
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